Certi atleti
diventano campioni del mondo perché sfidano sempre sé stessi. Migliorano e
superano ogni avversario. Godranno anche per il rilascio di endorfine nel
cervello che causano lo sballo dell’atleta. Ma sono le sfide a motivarci verso
l’impegno continuo. Curioso: siamo attratti anche da sfide banali. Proviamo a
primeggiare in gare che non ci addestrano a fare niente che valga. C’è chi è attratto
dai videogiochi. Gli pare di essere forte e abile nell’uso di armi; stermina i
nemici. Comanda eserciti anche se in realtà ha risorse e abilità, limitate.
Rendiamoci
conto che di tempo ne abbiamo poco. Conviene provare ad accettare sfide più
complesse. Poi per vincere dovremo imparare a svolgere compiti più difficili.
Se impari le cose giuste, poi potrai avere impieghi più interessanti e meglio
pagati. Tu stesso sarai più interessante. C’è chi entra in competizione a
scuola. Sta male se non è considerato il primo della classe.
Questa
vignetta di Novello presenta un primo della classe debolino in ginnastica. Tipicamente
i primi della classe sono bravi in tutto [magari sanno perfino che l’aoristo
del verbo greco “blosko” è “moloumai”]. Questo, però, può significare che non
discriminano: imparano tutto per dovere. Accettano ogni sfida in modo
compulsivo e somigliano, in questo, ai compagni che non resistono alle modeste
sfide dei videogiochi. È più equilibrato – e sta meglio – chi studia a fondo
alcuni argomenti [Info rmatica?
Genetica? Energetica? - scegli] che lo incuriosiscono e magari si limita a
sfiorarne soltanto altri [metrica latina? disegno architettonico?].
Per decidere
quali sfide accettare e quali no, devi fare un passo indietro e guardare te
stesso da fuori. Ti descrivi: “Io sono uno che, giocando a “Call of Duty”
uccide un numero di nemici molto più alto rispetto a quel che riescono a fare i
miei compagni.” Quei nemici e quelle uccisioni sono virtuali - non esistono.
Nessuno ti ammirerà per quel successo. Ti è difficile anche ammirarti da solo.
Se invece, ti
guardi e puoi dire: “Io sono uno che ha imparato bene a risolvere sistemi di n
equazioni lineari in n incognite. Lo so fare al computer e, se non c’è un computer
disponibile, lo so fare con un pezzo di carta e una penna.” Allora puoi
concludere che hai in mano uno strumento utile. Potrai anche trovare qualcuno
che ti paga bene per calcolare telai in cemento armato.
Se accetti
sfide di studiare i meccanismi della biologia, della finanza,
dell’organizzazione, della fisica, vedrai che è più divertente che studiare le
regole dei giochi. Vedrai che ti dà anche sicurezza. Meglio capisci come
funziona il mondo – o qualche sua parte – più ti ci trovi a tuo agio. Capisci
di che cosa parlano le persone più interessanti che incontri. Ti senti sempre
meno sopraffatto da eventi esterni o da persone che hanno potere.
Se accetti
sfide difficili in un campo qualsiasi, ottieni effetti amplificati in ogni
altro campo. Riesci a districarti in situazioni impreviste. Impari facilmente
trucchi nuovi. Hai in mano strumenti (armi vere!) con cui combattere battaglie
che nemmeno immaginavi esistessero. Poi ti succederà pure che alcune persone
che stimavi (o magari invidiavi) ti trattano da pari – e vieni a sapere che
parlano di te in termini molto laudativi. Non è un piacere verso il quale
tendere a ogni costo, ma ce ne sono di peggiori.

Nessun commento:
Posta un commento