“A
chi ha nel sangue l’imperativo dello scrivere non giova esser persuaso dell’inutilità
dell’opera propria - eccomi di nuovo
costretto a scrivere.”
Luigi Einaudi, Introduzione alle
Prediche Inutili, 1955
La
crisi dura da 5 anni. Già agli inizi si capiva che sarebbe stata lunga. Due
anni fa argomentai (v. Capitolo 3 [Degrado
culturale: come combatterlo] del mio “Salvare il prossimo decennio”
(Garzanti, 2011).) che in parte notevole la crisi era causata dal degrado
culturale estremo in cui siamo caduti. Riassumo qui sotto la mia tesi.
Suggerivo anche modi di combattere quel degrado: però non si profila affatto
una (necessaria) rinascita di studi e di ragione. Propongo, quindi, programmi
di apprendimento per bambini piccoli – che, in genere, fra i 3 e i 6 anni
vengono trascurati. Sembreranno paradossali, ma li ritengo adeguati a
riedificare una società non solo civile, ma colta e razionale.
* *
*
“Gli italiani si interessano poco a
studi e professioni tecniche. Decisori pubblici e privati, pubblico e mass
media ignorano concetti scientifici e tecnici, e discorrono per astratti.
Aumenta il divario fra alta tecnologia e cultura media. I computer si usano
spesso per scopi banali. Conseguiti progressi tecnico-scientifici straordinari,
i più hanno idee vaghe su strumenti teorici e pratici con cui la realtà si
interpreta. L’opinione pubblica, disinformata, non esercita controlli sociali sulla
tecnologia. Si temono rischi, mal compresi. La situazione culturale, migliore
di quelle antiche, è più modesta di quanto potrebbe essere. Per innalzarla non
ci sono ricette semplici: la cultura tradizionale va ripresa e integrata con la
tecnologia dell’informazione e della comunicazione. La tabella mostra una
graduatoria tra paesi europei per la percentuale della forza lavoro con alta
qualifica in scienza e tecnologia. Siamo agli ultimi posti.
|
Nazione
|
UK
|
F
|
FINL.
|
E
|
D
|
GR
|
EU27
|
I
|
PORT
|
|
% forza lavoro con alta
qualifica in S&T
|
17
|
17,1
|
20,1
|
16,6
|
15,8
|
15,8
|
15,4
|
11
|
9,8
|
2004 % forza lavoro con alta qualifica in scienza
e tecnologia
Fonte: http://ec.europa.eu/research/research-eu, (v. EUR 22572)
Il
degrado culturale si incontra ovunque. Per rimontare posizioni dovremmo
definire traguardi, alleare cultura, accademia, parlamento, industria influire
su giornali, radio e TV e mostrare al pubblico come aggiornarsi e giudicare. La
Tecnologia dell'Info rmazione e della
Comunicazione (ICT) può dare un contributo decisivo a eliminare il degrado
culturale, migliorando il rendimento in ogni settore. Per salvare il prossimo
decennio, dovremmo evitare tanti rischi (noti) che incombono su di noi. Non c’è
speranza di successo, se molte persone non si addestreranno a possedere abilità
adeguate.”
Insegnare
ai molto piccoli -
alternativa alle scuole inefficienti
Quei modi che suggerivo per combattere
il degrado culturale estremo mi paiono ora inadeguati a raggiungere l’obiettivo.
Troppe persone, considerate colte, non sanno usare strumenti semplici ed
efficaci (ad es.: algebra, logica, trigonometria). Non conoscono la fisica
classica (meccanica, termodinamica, elettromagnetismo, ottica), né la chimica. Hanno idee
vaghe su biologia, economia e finanza, astronomia, fisica terrestre. Non
leggono saggi, né testi divulgativi – solo, talora, narrativa corrente. Non
hanno idea delle unità di misura. Il Sistema Internazionale (SI) deve essere
usato per legge in Italia, ma giornalisti e politici usano “mld” per miliardi e
“mio” per milioni
(acronimi che sono nomignoli di fantasia). Non sanno come misurare forze,
tensioni, accelerazioni.
Quegli strumenti e quelle nozioni
(insieme a tante altre) sono necessarie per capire i problemi contemporanei,
partecipare a referendum, fare scelte individuali, influenzare decisioni
collettive. La loro mancanza confonde le idee e porta a generare piani politici
e industriali
astratti e controproducenti.
Per innalzare i livelli culturali ci
vorrebbero scuole efficienti. I deboli tentativi di riformarle mirano a
controllare la qualità di docenti e studenti, non a crearla. I programmi non
cambiano da molto tempo, non sono motivanti, servono spesso a frenare
l’apprendimento.
Nel primo anno di vita i bambini
imparano a riconoscere configurazioni, a muoversi, a comunicare con gesti. Nel
secondo e terzo anno imparano a parlare. Lo fanno a velocità tanto alta che
raramente eguaglieranno più tardi. Sono bravissimi a usare simboli (costituiti
da parole). Nei tre anni seguenti giocano, usano oggetti, ma si avvicinano di
nuovo a simboli solo quando imparano i segni per leggere e scrivere. Alle età
successive hanno scarse scelte e vengono scoraggiati o impediti. Solo con
ritardo imparano cose interessanti che sarebbero bene equipaggiati per
affrontare subito.
Aprire le menti dei ragazzini dai 3 ai
6 anni, stimolarli e motivarli che imparino a leggere, scrivere, calcolare,
risolvere problemini – è un’impresa che avrebbe impatti positivi enormi sulla
popolazione. Li preparerebbe alle scuole (che vanno modernizzate) – ma questo è
un dettaglio. È più importante che arricchirebbe le loro intelligenze, ora
soffocate dalla mancanza di stimoli e di occasioni.
Non possiamo attenderci che inventino
e creino buone scuole “pre-elementari” politici e burocrati che, in
maggioranza, da decenni imparano ben poco. Proviamo a descriverle e definirle
bene: poi saranno realizzate da genitori e da volontari. Io sostengo che, se
uno ci prova, riesce a imparare qualsiasi cosa. Questo è molto più vero per i
bambini in tenera età.
Posso citare alcune mie modeste
esperienze dirette. Nella mia famiglia sentivo parlare 6 lingue e la matematica
era di casa. Quando il mio primo figlio compì due anni, lessi il libro “Leggere
a tre anni” di Maya Pines. Seguii quel metodo e preparai gradualmente decine di
cartelli su ciascuno dei quali era scritta una parola – con caratteri corsivi
altri 15 centimetri .
Le leggevo forte al bambino. A tre anni ne riconosceva un centinaio. A scuola
non ebbe problemi. Si laureò in fisica con 110 e lode. Appena nacque il mio
secondo figlio cominciai a parlargli inglese ed è stato sempre bilingue.
Anticipare i tempi serve a tutte le
età – e funziona. Una mia amica mi ha detto: “Il mio nipotino ha 7 anni. Sa
perfettamente la tavola pitagorica e la usa come un fulmine. Che altro gli
posso proporre?” Ho suggerito che gli insegni un po’ di algebra. Ci ha provato.
Dopo pochi giorni Alessandro sa risolvere equazioni di primo grado come 4 + x = 10
; 6 x = 30 ; 4
x + 4 = 20 . Ho suggerito che impari a
risolvere sistemi facili di 2 equazioni in 2 incognite.
È alla portata di ogni adolescente
anche l’abilità di codificare (e correggere finchè non funzionano) semplici
programmi per computer. Non ho niente contro l’uso di Excel o di altri
programmi “pre-cotti”, ma codificare e capire i meccanismi relativi è ben più
formativo.
Diamoci da fare. È meglio vivere in un
paese in cui ci sono più persone
intelligenti.
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