mercoledì 24 aprile 2013

DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE


Democrazia e partecipazione -  di Roberto Vacca, 24/4/2013
“La democrazia è la peggiore forma di governo – eccetto per tutte le altre forme che sono state provate di tempo in tempo [che sono ancora peggio]” – disse Winston Churchill alla Camera dei Comuni l’11 novembre 1947.
Chi ha vissuto al tempo del fascismo ricorda che allora si stava peggio. Poca cultura (tranne eccezioni note e quasi mai dovute al regime) – giustizia coartata – libertà assente – decisioni governative improvvisate e sbagliate che portarono al disastro. Ora viviamo in democrazia e vediamo bene i difetti del sistema cui alludeva Churchill. Non dimentichiamo, però, i guai più gravi che conseguirebbero a innovazioni che aboliscano la elezione di rappresentanti senza vincolo di mandato (v. Art.67 della Costituzione). Le maggioranze bulgare del 99% puzzano orrendamente. Taluno mira a realizzarle qui oggi e vorrebbe anche vincolare i deputati con votazioni/sondaggio fatte via Internet, ma non sa definire modi di prevenire brogli e messaggi falsi. Si parla di una democrazia non fatta col voto, ma con la partecipazione diretta. Questa è un’idea che suona attraente, ma è illusoria: chi partecipa può farlo solo con le conoscenze e le competenze che ha. Se sono troppo scarse, procede a caso.


Anche se leggi e mozioni in Parlamento talora sono confuse, sono scritte seguendo regole funzionanti. Chi le propone ha il dovere di renderle univoche e comprensibili. La partecipazione a blog o social network si esprime, invece, con testi corti, “tanto si sa di che cosa stiamo parlando”. Le implicazioni inespresse sono manipolabili e portano a polemiche. La media dei cittadini non ha cultura adeguata a decidere questioni che abbiano aspetti tecnici, legali, costituzionali, scientifici. Neanche i deputati sono tutti esperti: dovrebbero studiare e chiedere aiuto a esperti credibili.
Sarebbe meno rischiosa la cogestione aziendale da parte dei dipendenti. Ha il vantaggio che i lavoratori sono chiamati a partecipare a decisioni su argomenti di cui hanno conoscenza diretta. È cominciata in Germania (Mitbestimmung) ed è adottata, ma non generalmente anche in Svezia, Olanda e Repubblica Ceca.
È ingenua l’idea che con Internet ed e-mail risolveremmo ogni problema politico di informazione, correttezza, ottimizzazione delle decisioni, tempestività. Potremmo solo aprire canali su cui tutti ricevano informazioni e notizie – ma questi ci sono già. Poi chiunque potrebbe esprimere pareri o voti – di scarso valore se sono pilotati da riassuntini e twitter che ha appena ricevuto.
Allego estratto di un mio articolo di 12 anni fa in cui sostenevo che l’uso di reti telematiche è opportuno per diffondere conoscenza – non come strumento politico. Credo abbia ancora qualche interesse

GLOBAL FORUM SU E-GOVERNMENT  (1)- ILMATTINO   13/3/2001
“Saremmo tutti anarchici, se l'anarchia funzionasse anche con i grandi numeri. Invece non funziona e la vita associata di milioni di persone ha bisogno di strutture, registrazioni, imposte, leggi e anche di regolamenti. Non sempre questi vincoli sono studiati e applicati bene. I casi in cui ci opprimono troppo sono ben noti a ciascuno - e sono stati descritti in modo angoscioso da tanti scrittori. ------
Dispiace che gruppi di giovani, certo animati da buone intenzioni, manifestino contro fattibili innovazioni informatiche. Credo che abbiano capito male e che immaginino strutture miranti a rafforzare le disparità, a favorire chi ha più familiarità con la tecnologia ed è più ricco, ad asservire il nostro Paese a nazioni più avanzate. Uno degli obiettivi, invece, è proprio la riduzione del divario fra paesi ricchi e poveri. Ma i disinformati temono eventi non pericolosi e non pensano nemmeno ai rischi veri.
Io credo che sia opportuno riprogettare e modernizzare (certo! ricorrendo alla tecnologia) i grandi sistemi pubblici e privati in modo integrato per cooperazione fra governi, banche, aziende e scuole. Il fine non è quello di ricreare un'economia di tipo sovietico, ma un'arena in cui discutere le priorità della società per offrire agli utenti scelte più variate a livelli di qualità più alti. Ciò richiede che si addestri anche il pubblico: è in questa direzione che l'impegno è ancora inadeguato. In tutta Europa, e in Italia peggio, mancano esperti in reti telematiche nei settori di progetto e pianificazione, realizzazione, manutenzione e gestione. Uno studio commissionato da CISCO e redatto da International Data Corporation stima che nel 2002 la carenza in Europa occidentale sarà di 600.000 addetti (di cui 60.000 in Italia). Altro studio analogo condotto da Accenture è più pessimista e indica per l'anno prossimo la carenza in Europa in 2 milioni di esperti. I rischi implicati da questa situazione sono ovvi. Mentre i nuovi strumenti telematici e in generale di alta tecnologia innalzano i rendimenti di ogni attività umana e, quindi, offrono una migliore qualità della vita, un eventuale strozzatura nel loro sviluppo dovuta alla mancanza di esperti in numero sufficiente, vanificherà sviluppi positivi e manterrà il nostro Paese a un livello di sviluppo basso e antiquato. Anche peggiore sarà la situazione di paesi che cercano di emergere e che noi stessi non saremo in grado di aiutare.
Ogni innovazione di funzioni del Web  deve essere supportata da piani concreti per creare con urgenza molte scuole avanzate in cui ai nostri giovani si insegnino ad alto livello scienza, informatica, alta tecnologia.
La ricerca e la tecnologia moderne ci hanno allungato la vita, ci hanno dato occasioni (non immaginate fino a tempi recenti) di scelte non solo pratiche e utilitarie, ma anche culturali e spirituali. È un falso altruista chi le rifiuta in nome di una vita semplice e bucolica, ma disastrata per troppi individui mantenuti nell'ignoranza e privi di scelte ed esposti a flussi di informazione precotta e fornita sotto forma di slogan.”

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(1)  Scrissi questo pezzo durante il Terzo Global Forum sull’E-Government, tenutosi a Napoli nel Marzo 2001.

3 commenti:

  1. Ha ragione Roberto non è possibile affidare le scelte politiche soltanto alla partecipazione di tutti alla rete. Questa partecipazione è utile per la circolazione delle idee e per cercare di trovare coesioni di gruppo. Si dovrebbero realizzare due fasi, una prima su facebook e poi aggregato un gruppo, anche se aperto a nuovi ingressi, discutere in rete soltanto di una specifica problematica e cercare di arrivare a una condivisione procedendo a una prima votazione a maggioranza qualificata. Provvedere poi alla nomina di un rappresentante e in presenza di una minoranza di una certa consistenza anche di uno di minoranza. Questa prima fase deve servire a trovare una convergenza di livello regionale o nazionale. Provvedere poi a una selezione ampliata soltanto a livello locale comunale che dovrà poi ridiscutere del problema e trovare una convergenza locale mediante anche incontri collettivi possibilmente in una sede pubblica da aprire per queste riunioni. Trovata una convergenza locale, si dovrebbe aprire la discussione presso le cosiddette sedi di partito (le sezioni) oramai quasi inesistenti o solo di facciata, per discutere della problematica nelle diverse sedi politiche o in quelle con le quali si decide di dialogare.
    A questo punto la discussione da privata dovrebbe diventare istituzionale, riservata al mondo politico ma anche a quello degli Enti territoriali e alla “burocrazia” interessata. Se si tratta di piani e programmi si dovrebbe passare all’advocacy planning e all’authority planning che andrebbe regolata mediante specifiche procedure, metodi e regole di trasparenza e di partecipazione democratica. E’ chiaro che se invece parliamo non di singoli cittadini ma attraverso associazioni no-profit culturali, di categoria ed altro si dovrebbe discutere all’interno delle stesse e poi attraverso i loro rappresentanti essere presenti in rete e negli incontri fisici. La nostra tecnologia telematica dovrebbe anche permetterci la partecipazione in conferenza diretta anche senza la presenza fisica. E’un problema di regole, di fasi, procedure e soprattutto di siti specifici dedicati, con la presenza di tutti i materiali di conoscenza e di quelli derivanti dalle singole partecipazioni.
    Occorrerebbero esperti e strutture adeguate. Fatte volontariamente o organizzate dalle strutture pubbliche? Sarà il tema principale da affrontare nei prossimi anni nel rapporto fra cittadini e politica che non è più accettabile soltanto attraverso la delega del voto, sempre necessario ma oggi non più sufficiente.

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  2. Maggiore è la cultura e consapevolezza dei singoli e meno rigide devono essere leggi e regole. Bisogna investire sulla cultura (non solo quella che descrive l'Ing. Vacca),una cultura a 360 gradi. Conosco persone molto competenti in alcuni ambiti tecnici che sono pessimi cittadini: disinformati, inconsapevoli di se stessi, ad empatia zero (o quasi).

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