giovedì 20 dicembre 2012
IL FUTURO NON E' PIU' QUELLO DI UNA VOLTA
Anni fa si prevedevano futuri sconvolgenti – disastrosi oppure molto positivi. Ora alcuni si chiedono: “Che fine ha fatto il nostro futuro?” Gira la battuta: “Volevamo automobili che volano e, invece, ci hanno dato 140 caratteri.” Certo: non avevamo previsto Twitter, ma scambiarci messaggini di 140 caratteri non avvera un avvenire molto radioso. Che aspettarci ora?
Dal 1999 al 2006 Ray Kurzweil annunciò prima l’avvento delle macchine spirituali e poi la “singolarità” in cui i computer saranno tanto intelligenti da cambiare proprio tutto. Previde così le prestazioni future di un PC da 1000 Euro: - 2009: 1000 miliardi di operazioni/secondo; computer incorporati negli oggetti comuni (è successo), telefoni che traducono da una lingua a un’altra. - 2019: intelligenza pari a quella umana; i PC capiscono i nostri gesti ed espressioni. - 2029: potenziale come quello di 1000 esseri umani; i computer leggono ogni libro mai scritto; chiedono i diritti civili. – 2045: la genomica ci rende immortali - 2099: umani e computer sono indistinguibili; dopo morti continuiamo a vivere nel software. Le invenzioni sono fatte da macchine intelligenti, non da uomini. Hardware, software, scienze dei computer, la nostra capacità di ricostruire il “progetto” del nostro cervello crescono quasi esponenzialmente. Non ci sarebbero limiti.
Ora - nel Dicembre 2012 dicono: “La singolarità è morta”. Ray Kurzweil è stato assunto da Google come ingegnere capo. Non potrà più essere il futurologo che descrive progressi epocali che intravede per i prossimi decenni [e le sue descrizioni erano bollate da D. Hofstadter [esperto di intelligenza artificiale] come “escrementi canini”]: dovrà inventare cose nuove – e realizzarle. È bene equipaggiato per farlo: ha inventato la lettura ottica di caratteri e i computer che riconoscono il parlato e leggono libri a voce alta). Nei laboratori di Google si troverà a casa sua – e che cosa inventeranno insieme?
Potranno perfezionare le automobili che si guidano da sole: gli dai l’indirizzo e la macchina ti ci porta attraverso il traffico. Però la patente ce l’abbiamo: non ci serve tanto un autista automatico. Sarebbe più utile un’ invenzione che tolga dalle strade il blocco ei veicoli fermi e le renda percorribili a velocità decentemente alta. Acceleriamo verso l’alta tecnologia, ma è forse meglio mirare alla buona organizzazione. Si parla di computer che capiscono la nostra voce e i nostri gesti. Li produrremo pure, ma torneremmo all’analogico coi suoi difetti di vaghezza. Decidemmo vari decenni fa che era peggio del digitale.
Le tendenze attuali configurano un futuro in cui non digiti sulla tastiera, ma sfiori immagini su di uno schermo. Non leggi un testo, ma cerchi di seguire un audio-video e, intanto, lo commenti in tempo reale con altre persone. Ottieni servizi “mobile” anche mentre viaggi. Parole d’ordine “ovunque”, “a qualsiasi ora”, “estemporaneo”. Si tratta di mode, non di progressi veri.
È vero che arrivano tecnologie nuove e inaspettate: copiatrici in 3D [duplicheranno, oltre a pezzi meccanici (e armi?) anche organismi viventi e persone, come nel racconto di Primo Levi], i viaggi spaziali offerti da privati, nano-macchine e nano-strumenti. ma sono cose che riguardano una percentuale infima del pubblico. Poi teleporteremo particelle e oggetti e anche persone. Estrarremo gasolio dalle alghe e trasformeremo l’energia solare in elettricità col rendimento del 60% - fine della crisi energetica. Produrremo beni e servizi in modo automatico. Saranno bei risparmi, ma non ci cambiano la vita.
Le invenzioni migliori saranno quelle che ci migliorano – ci rendono più razionali, altruisti, intelligenti, sensibili, capaci di prevedere le conseguenze delle nostre azioni, di osservare meglio, di inventare teorie, nuovi stili di vita, forme d’arte. Speriamo che in avvenire nuovi geni trovino procedure per scatenare epidemie di memi – cioè di idee, di immagini, di strumenti mentali, di opinioni, di immagini, di intuizioni, tanto da innalzare i livelli della civiltà intera.
Questi più elevati potenziali umani non serviranno solo a migliorare le comunicazioni, i trasporti, gli edifici. Si applicheranno alla genomica: le cure a ogni individuo saranno su misura per il suo DNA. Quel che si fece contro batteri e malattie infettive si farà contro virus, cancro e leucemia.
Parliamo di inventare cose meravigliose, ma non siamo equipaggiati per capirle. Prepariamoci: i nostri figli ci stupiranno.
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